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BLOG: LA CHIMICA E LA SOCIETA'

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Nell’Antropocene, l’epoca geologica attuale fortemente caratterizzata dalle attività dell’uomo, la Chimica ha il compito di custodire il pianeta e aiutare a ridurre le diseguaglianze mediante l’uso delle energie rinnovabili e dell’economia circolare.
Aggiornato: 10 ore 38 min fa

Economia europea più circolare

11 aprile, 2026 - 13:25

Luigi Campanella, già Presidente SCI

Dal 2026, entreranno in vigore in tutti gli Stati membri dell’Unione Europea nuove norme che rivoluzionano il diritto alla riparazione dei beni di consumo. Grazie alla direttiva right to repair e ai regolamenti collegati, riparare elettrodomestici e dispositivi come lavatrici, aspirapolvere o smartphone diventerà l’opzione più facile e conveniente rispetto alla sostituzione, con prezzi “ragionevoli” anche per le riparazioni fuori garanzia.

I produttori saranno obbligati a offrire riparazione anche fuori garanzia UE per i prodotti tecnicamente riparabili e dovranno garantire ricambi obbligatori per elettrodomestici e dispositivi tecnologici per un periodo minimo, oltre a informazioni chiare sulle condizioni di riparazione.

 

Nasce inoltre un indice di riparabilità obbligatorio (o sistema di repairability score) per alcuni prodotti, in particolare smartphone e tablet, che comparirà sulle etichette. Questo informerà il consumatore su quanto è facile e conveniente riparare quel bene prima di acquistarlo.

Una novità importante della normativa è che, se scegli di riparare un prodotto in garanzia anziché sostituirlo, la garanzia verrà estesa di 12 mesi, incentivando così una scelta più sostenibile. Entro il 2027 sarà inoltre operativa una piattaforma online europea che aiuterà i cittadini a trovare riparatori indipendenti e repair cafés nella propria zona.

Il fine ultimo di questa innovazione è evidente: ridurre la produzione di rifiuti affiancando riuso e recupero nel compito di allungare la vita dei prodotti commerciali. Sembra sempre più messo in discussione il principio che recuperare le componenti di maggiore valore da un oggetto dismesso sia la forma più conveniente di economia circolare.

Corsi e ricorsi, e una forte sensazione di déjà vu

7 aprile, 2026 - 09:36

Mauro Icardi

“Il ministro Pichetto Fratin annuncia che l’Italia ha riserve per un mese in caso di blocco totale, confermando che il governo valuta razionamenti e smart working contro la crisi energetica. Nonostante gli stoccaggi di gas siano al 43%, i prezzi di carburanti ed elettricità continuano a salire. Previsti nuovi interventi sulle accise e possibili deroghe al deficit Ue.”

Mi sveglio con queste note riportate da diverse agenzie giornalistiche, e sono immerso in una strana sensazione, quasi fossi tornato indietro nel tempo. Quel 2 Dicembre 1973 prima domenica di austerity la ricordo molto bene. Da sempre sostengo che quella sia stata una delle esperienze più formative delle mia preadolescenza.

Le mie domande e i miei interrogativi partono da quel periodo. Oggi riflettendo a caldo su quanto sta accadendo; non penso a fare valutazioni geo politiche, semplicemente rifletto su altri aspetti di questa crisi.

Già in quegli anni si era capito che la dipendenza dai combustibili fossili era un rischio. Ma passati i momenti di crisi ci si è sempre dimenticati di tutto. Come ho già avuto modo di dire, per me quel giorno del 1973 rappresenta una sorta di imprinting culturale, una giornata che sicuramente ho trascorso in bicicletta pervaso da una sensazione di libertà indescrivibile. Era irreale vedere le strade deserte e senza traffico. Oggi la sensazione che provo è ovviamente diversa, sia per l’età più avanzata, sia perchè nel caso si dovesse arrivare a proclamare un’austerity numero due, nutro forti dubbi che un provvedimento di quel genere verrebbe accettato facilmente.

Sono trent’anni che prediligo l’uso della bicicletta per recarmi al lavoro e in tutto questo tempo sono sempre stato considerato una specie di innocuo eccentrico, soprattutto dai colleghi di lavoro, ma non solo.

In questi giorni di una crisi petrolifera di cui non abbiamo forse ancora percezione, osservo persone che probabilmente sono state costrette per la prima volta a tirare fuori le bici da cantine e garage. Le riconosco facilmente dall’aria smarrita, forse infastidita. Aristotele diceva “siamo quello che facciamo ripetutamente. L’eccellenza non è dunque un atto, ma un’abitudine”. Io stesso sono abituato all’uso quotidiano della bicicletta.  Mi piace pensare che sia la mia strada per la resilienza, ma in realtà è la mia passione che mi dà un gran senso di libertà e mi carica di endorfine. In Valceresio  è nato Luigi Ganna vincitore del primo giro d’Italia che era di Induno Olona, il comune confinante con Arcisate dove vivo. Ganna lavorava come muratore a Milano e ogni giorno faceva il tragitto tra Induno e Milano spingendo una bicicletta che pesava circa venticinque chili, e non aveva cambio di velocità. La bici nelle foto che è quella che uso per andare a lavorare non arriva a dieci chili e monta un cambio di velocità a quattordici rapporti. Per molti è ancora troppo pesante e vintage, ma la tengo tra le cose più care.

Mi chiedo se sarei capace di fare quello che faceva lui. Ovvero pedalare ogni santo giorno per circa 70 chilometri all’andata e altrettanti al ritorno, spingendo una bici pesante e dopo aver lavorato come muratore.

Questa nuova crisi petrolifera non si può dire che arrivi inaspettata come per tutte le altre che l’hanno preceduta. Ci siamo cullati per tutti questi anni nell’illusione di un’abbondanza di idrocarburi che non era appunto niente altro che illusione. Da dati di Terna  vedo questo: nel 2025 la generazione elettrica da FER in Italia ha raggiunto complessivamente i 127.978 GWh, rappresentando il 47,7% della produzione totale netta nazionale nel corso dell’intero anno e soddisfacendo il 41,1% della richiesta complessiva di energia elettrica in Italia, che per il 2025 è stata pari a 311.324 GWh. La restante parte del fabbisogno è stata coperta dalle fonti non rinnovabili (43,8%) e dal saldo estero (15,1%).

Sono dati che possono e devono essere migliorati senza cedere ad atteggiamenti superficiali o al solito negazionismo d’accatto.

Leggo che in risposta alla insulsa guerra di Trump e Netanyahu l’Iran ha bombardato l’impianto di elio del Qatar. Il 33% per cento della produzione mondiale sparito da un giorno all’altro. Ne ho accennato ai colleghi al lavoro, ma come solito  mi è parso di capire che la cosa non fosse di loro interesse.

Più o meno a queste situazioni dovrei averci fatto il callo. Ora che mi occupo di approvvigionamenti per laboratori dovrei avere una visione più aggiornata di questa crisi. Un fornitore mi ha già comunicato che sembra essere in programma uno sciopero degli autotrasportatori tra il 20 e 25 Aprile. Sciopero ancora da confermare, ma che in caso venisse effettuato provocherebbe il fermo delle loro spedizioni che viaggiano con trasporto refrigerato. Potrebbe essere solo l’inizio di un periodo complicato. Per avere notizia di un altro aspetto importante di questa crisi, devo andare a ricercarmi le notizie da solo. Perchè quando si parla di crisi del petrolio la maggior parte delle persone pensa all’auto sotto casa. Ma nessuno pensa alla crisi dei fertilizzanti. La crisi nello Stretto di Hormuz non colpisce solo petrolio e gas, ma si estende alle filiere industriali, dalla plastica all’alluminio, fino ai fertilizzanti, con impatti diretti sull’agricoltura. Su quest’ultimo fronte, Rystad Energy rileva che il 15% del commercio globale di ammoniaca e il 21% dell’urea – fertilizzante ad alto contenuto di azoto – sono legati a esportatori potenzialmente colpiti dalla chiusura dello Stretto, tra cui Arabia Saudita e Qatar, seguiti da Kuwait, Bahrain, Emirati Arabi Uniti, Iran e Iraq.

Che dire per chiudere questo post? Una prima considerazione molto banale: quando hai undici anni la crisi ti fa pensare, quando ne hai sessantaquattro ti fa pensare ancora di più. In questi giorni circolano parole a cui non siamo stati abituati , come ad esempio razionamento dei carburanti. Io mi sono sentito raccontare dei sacrifici e delle rinunce dai miei genitori che erano nati negli anni trenta. E in qualche maniera ho cercato di capire bene quei concetti, di farli miei. Ma viverli è un’esperienza decisamente diversa. Francamente credo che nonostante sia cresciuto in una famiglia dove si cercava il necessario e non il superfluo, non so quanto oggi sono veramente preparato a tutto quanto sta accadendo così velocemente in queste giorni.

E mi viene in mente un brano di Primo Levi dove si fa menzione del “mangiare la carne dell’orso”.

“Era questa, la carne dell’orso: ed ora, che sono passati molti anni, rimpiango di averne mangiata poca, poiché, di tutto quanto la vita mi ha dato di buono, nulla ha avuto, neppure alla lontana, il sapore di quella carne, che è il sapore di essere forti e liberi, liberi anche di sbagliare, e padroni del proprio destino. Perciò sono grato a Sandro per avermi messo coscientemente nei guai, in quella ed in altre imprese insensate solo in apparenza, e so con certezza che queste mi hanno servito più tardi”

Mio padre in particolare cercava di farmi capire cosa fosse realmente affrontare problemi reali, con rigore ma anche con molto amore. E di questo non posso che ringraziarlo ed essergli sempre grato.

L’altra speranza è la solita: la presa di coscienza che i problemi di questo nostro unico pianeta non possono b essere risolti rifugiandosi nel pensiero magico. Occorre guardare in faccia la realtà e agire di conseguenza.  E sarebbe auspicabile che tale comportamento fosse patrimonio anche di chi governa, ma attualmente, salvo rare e lodevoli eccezioni  non vedo comportamenti razionali e ancor meno saggi.

L’entanglement del glifosato.

2 aprile, 2026 - 12:48

Claudio Della Volpe

La parola inglese entanglement, che è diventata uno dei nodi della fisica contemporanea, è la traduzione letterale del termine tedesco Verschränkung , che vuol dire appunto intreccio, incrocio, connessione profonda, inscindibile; fu usata per la prima volta nel senso della MQ da Schroedinger in un lavoro del 1935* in tedesco e lo stesso Schroedinger, sempre nel 1935 usò per la prima volta anche il termine inglese** col medesimo significato.

In questo post invece vorrei usare il termine nel suo senso generale non in quello tecnico: una correlazione profonda, a volte misteriosa, ma inscindibile.

Eh già, ma quale sarebbe questa connessione nel caso del glifosato e con cosa il glifosato sarebbe connesso?

Ce lo racconta il New York Times in un articolo dell’8 marzo us.

La premessa tutta chimica ma anche economica è la seguente.

Il fosforo bianco, una delle forme allotropiche del fosforo, è la materia prima di partenza fondamentale nel processo industriale più comune per la produzione di glifosato. Sebbene esistano percorsi alternativi, quello che parte dal fosforo elementare è il più diffuso per ragioni di efficienza e costi.

P4 + 6Cl2 –>4PCl3

PCl3 + 3H2O –> H3PO3 + 3HCl

NH2CH2COOH + HCHO + H3PO3 –>(HO)2P(O)CH2NHCH2COOH + H2O

La terza reazione è una reazione cosiddetta di Mannich in cui l’amminoacido glicina si condensa con la formaldeide per dare il prodotto finale.
La Bayer rimane il principale produttore di glifosato in USA, ma anche l’UNICO produttore di fosforo bianco in USA.

Il fosforo bianco costituisce dunque un intermedio di partenza, né questa è l’unica strada ma è quella più economica e la Bayer produce il fosforo bianco nel suo impianto di Soda Springs, partendo da fosfati estratti localmente. La Bayer, che dopo aver acquisito Monsanto nel 2018 è  diventata la titolare di tutti i processi contro il glifosato negli USA è anche l’unico produttore di fosforo bianco negli USA, e l’amministrazione USA lo ritiene necessario alla sicurezza nazionale, formalmente nella lotta contro lo spaccio di droga, ma in realtà esistono varie accuse per un suo uso nei teatri di guerra che vedono oggi gli USA presenti in varie parti del mondo insieme al suo alleato israeliano, che è stato pure accusato di aver usato il fosforo bianco.

In sostanza il NYT accusa l’amministrazione Trump di aver consentito l’uso del Roundup, ossia del glifosato, nonostante le innumerevoli cause in corso e i lavori pubblicati in letteratura e le polemiche di cui abbiamo dato conto negli anni passati al solo scopo di continuare ad avere nel territorio USA un produttore di un’arma da guerra da usare quando serva.

L’amministrazione sostiene che la produzione di fosforo bianco che viene usato per produrre munizioni nell’impianto di Pine Bluff in Arkansas è necessario alla sicurezza nazionale e fa capire che lo usa contro gli spacciatori in sud America.

Ricordiamo qui che il fosforo bianco non è tecnicamente un’arma chimica, ma il suo uso in guerra è limitato dalle norme del Diritto Internazionale Umanitario, in particolare dalla Convenzione su certe armi convenzionali (CCW). È vietato usarlo come arma incendiaria contro popolazioni civili o concentrazioni di civili, e il suo utilizzo è proibito in aree edificate. Ma è proprio questo l’uso che ne è stato fatto, secondo le accuse, sia dagli USA che da Israele.

Alla fine proprio mentre Bayer cercava di chiudere gran parte del contenzioso con una proposta di accordo collettivo da oltre 7 miliardi di dollari, l’amministrazione Trump ha firmato l’ordine esecutivo che tutela la produzione di glifosato e di fosforo negli USA.

Tutti gli osservatori avanzano l’ipotesi dell’accordo sotterraneo fra i due attori.

Questo post è anche l’occasione per raccontarvi un altro aspetto delle sotterranee connessioni del glifosato con altro. Traggo questo argomento dal numero 2/2026 di Sapere (diretto dal collega Nicola Armaroli), nella rubrica COSCIENZIAT@ tenuta da M. Cervino e C. Mangia.

Lo scorso dicembre l’Unione europea ha finalmente acquisito i risultati di uno dei più grandi studi indipendenti mai condotti sull’erbicida, il Global Glyphosate Study, (GGS) uno studio internazionale guidato dall’Istituto Ramazzini di Bologna. Le conclusioni della ricerca internazionale sembrano non ammettere dubbi: nei ratti esposti a dosi considerate sicure per l’uomo, il glifosato è in grado di causare altri diversi tipi di cancro maligni anche rari, tra cui tumori al fegato, alle ovaie e al sistema nervoso.

Questo nuovo risultato risolve le questioni e i dubbi non si tratta solo di pericolo potenziale di tumori come aveva sostenuto lo IARC, ma di vero e proprio elevato rischio a dosi ben inferiori a quelle considerate ammissibili dall’UE.

La UE potrà riconsiderare così la sua decisione di poter usare il glifosato in UE (sebbene con certe limitazioni) fino al dicembre 2033; la Commissione Europea ha richiesto a EFSA ed ECHA di valutare i nuovi dati sugli effetti cancerogeni emersi dallo Studio Globale e nello stesso tempo diverse ONG (tra cui PAN Europe) hanno presentato ricorso alla Corte di Giustizia UE contro la decisione di rinnovo del 2023, sostenendo che tale decisione viola il principio di precauzione e le norme europee che vietano l’approvazione di sostanze cancerogene.

Il Tribunale UE ha dichiarato illegittime le proroghe automatiche delle autorizzazioni per il glifosato, ponendo un freno alle procedure amministrative accelerate e imponendo una valutazione più rigorosa basata sulle evidenze scientifiche più recenti.

Ma non è finita qui.

Nell’articolo su Sapere si denuncia che il responsabile del progetto GGS Mandrioli è stato rimosso a causa delle sue ricerche e dei risultati del GGS.

La cooperativa italiana che gestisce il Centro non rinnova a fine 2025 a Mandrioli l’incarico di direttore, adducendo «valutazioni che attengono agli assetti di governance e non presentano alcuna attinenza con l’attività scientifica». Spiegazione che non convince il Collegium Ramazzini (istituzione scientifica inter- nazionale indipendente composta da 180 medici e scienziati/e provenienti da 45 Paesi), che denuncia attacchi e campagne diffamatorie volte a minare la credibilità di Mandrioli e dei risultati della ricerca in- dipendente sulla tossicità delle sostanze chimiche pericolose:

«Questi attacchi si sono drammaticamente intensificati dopo la pubblicazione dei risultati dello Studio Globale sul Glifosato. [La decisione di rimuovere Mandrioli dalla direzione] minaccia l’indipendenza della ricerca dell’Istituto e danneggia la reputazione della Città di Bologna come città di studio e luogo di ispirazione».

Netta anche la risposta del diretto interessato: «Gli attacchi sono tanto più bruschi quanto sono più grandi gli interessi in gioco. Io faccio questo lavoro da 15 anni, non avevo mai visto nulla di simile».

Voi che ne dite? Cosa è più misterioso l’entanglement quantistico o quello del glifosato?

* E. Schroedinger,”Die gegenwartige Situation in der Quantenmechanik” Naturwissenschaften 23: pp.807-812;823- 828; 844-849 (1935).

**  E. Schroedinger “Discussion of Probability Relations between Separated Systems.Mathematical Proceedings of the Cambridge Philosophical Society, Volume 31, Fascicolo 4, pp. 555-563, ottobre 1935

******************************************************

NdA: L’ordine esecutivo è stato firmato dal Presidente Donald Trump il 18 febbraio 2026

  • Titolo Ufficiale: Promoting the National Defense by Ensuring an Adequate Supply of Elemental Phosphorus and Glyphosate-Based Herbicides.

L’ordine invoca il Defense Production Act (DPA) del 1950. 

L’ordine dichiara il fosforo elementare e gli erbicidi a base di glifosato come materiali critici per la sicurezza nazionale e la difesa degli Stati Uniti per i seguenti motivi:

  • Difesa Militare: Il fosforo bianco è essenziale per la produzione di sistemi di puntamento, dispositivi fumogeni, illuminanti e incendiari, oltre che per semiconduttori e batterie al litio usati in tecnologie radar e sensori.
  • Sicurezza Alimentare: Il glifosato è considerato indispensabile per mantenere la produttività agricola americana, sostenendo che la sua mancanza causerebbe un aumento dei costi alimentari.
  • Protezione Legale (Immunità): Sfruttando la Sezione 707 del DPA, l’ordine cerca di fornire uno scudo legale ai produttori (principalmente Bayer/Monsanto) contro le cause civili legate ai danni alla salute, stabilendo che nessuna persona può essere ritenuta responsabile per atti derivanti dal rispetto delle direttive federali sulla produzione di tali materiali.
  • Deleghe di Potere: L’autorità di coordinare i contratti e le risorse è delegata al Segretario dell’Agricoltura (all’epoca Brooke Rollins), in consultazione con il Segretario della Guerra (o della Difesa).

L’ordine ha suscitato forti polemiche, portando all’introduzione del disegno di legge bipartisan No Immunity for Glyphosate Act (HR 7601) nel marzo 2026, volto ad annullare l’ordine e la relativa immunità concessa alle aziende chimiche.

Biosensori, nuova frontiera.

29 marzo, 2026 - 14:57

Luigi Campanella, già Presidente SCI

I biosensori con l’intelligenza artificiale (IA) e l’apprendimento automatico (ML) stanno rivoluzionando il campo della scienza diagnostica. Gli approcci diagnostici tradizionali spesso presentano limitazioni in termini di sensibilità, velocità e accessibilità. I biosensori digitali emergenti, che spaziano dalle piattaforme elettrochimiche e ottiche ai dispositivi indossabili e impiantabili, offrono il rilevamento in tempo reale e ad alta produttività di biomarcatori clinicamente rilevanti da campioni minimamente invasivi.

Se abbinati ad algoritmi di intelligenza artificiale e apprendimento automatico, questi sistemi consentono un’elaborazione avanzata del segnale, la riduzione del rumore, il riconoscimento di pattern e l’analisi predittiva, migliorando drasticamente l’accuratezza diagnostica e il supporto decisionale. Le innovazioni interdisciplinari spaziano dalla scienza dei materiali alla microfluidica, dalla scienza dei dati alla medicina clinica, e che stanno guidando questo settore verso il futuro.

https://www.treccani.it/enciclopedia/biosensore_%28Enciclopedia-Italiana%29/

Tra i temi principali della ricerca del settore figurano i dispositivi point-of-care integrati con l’intelligenza artificiale, le piattaforme di biosensori adattivi, la diagnostica basata sul cloud e la privacy e la sicurezza dei dati nella sanità digitale.

Riunendo la ricerca all’interfaccia tra la tecnologia dei biosensori e l’intelligenza computazionale, è possibile un tracciare un percorso strategico per l’implementazione di strumenti diagnostici intelligenti, accessibili e personalizzati che ridefiniranno la diagnosi precoce e la gestione delle malattie nel prossimo decennio. L’ambito di applicazione comprende, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, le seguenti aree:

  1. Sistemi di biosensing integrati con IA/ML
    – Sviluppo di biosensori potenziati dall’apprendimento automatico per l’elaborazione del segnale, la classificazione e la diagnostica predittiva.
  2. Biosensori intelligenti e indossabili: progettazione e applicazione di biosensori indossabili, impiantabili e per la diagnostica point-of-care, per il monitoraggio continuo e in tempo reale dello stato di salute.

https://www.biosensor.it/chi-siamo/what-is-a-biosensor.html

  1. Microfluidica e dispositivi Lab-on-a-Chip: Integrazione di biosensori con piattaforme microfluidiche per il rilevamento multiplex di malattie ad alta sensibilità in formati miniaturizzati.
  2. Modellazione computazionale e algoritmi diagnostici: applicazione del deep learning, delle reti neurali e dell’apprendimento federato per analizzare i dati dei biosensori e generare informazioni diagnostiche.
  3. Applicazioni cliniche e casi di studio
    : utilizzo di biosensori digitali e strumenti di intelligenza artificiale per la diagnosi di malattie infettive, tumori, disturbi neurologici, malattie metaboliche e altro ancora.

In questa ultima applicazione ricadono le tecnologie dei sensori indossabili che si inseriscono come strumenti potenzialmente in grado di favorire il mantenimento dell’autonomia, della salute e della permanenza dell’anziano nel proprio ambiente domestico. Grazie al monitoraggio continuo dei parametri vitali si controlla continuamente la condizione igienico sanitaria, permettendo una sorveglianza efficiente del soggetto tramite interventi tempestivi e un controllo concreto sull’avanzamento delle patologie, che possono permettere di ridurre i rischi di complicazioni avanzate e di ricoveri ospedalieri urgenti.

I sensori indossabili sono dunque un elemento chiave per la trasformazione della societá e del Servizio Sanitario Nazionale che deve avvenire verso un modello di assistenza più sostenibile e orientato alla prevenzione. La tecnologia di questi sensori assume un significato particolarmente incisivo dinnanzi ad uno dei processi che maggiormente sta incidendo sulla organizzazione civile del nostro tempo, cioè l’invecchiamento medio della popolazione

Il piombo e la caccia

25 marzo, 2026 - 11:38

Claudio Della Volpe

6 anni fa contribuimmo a denunciare la questione dell’inquinamento da piombo dovuto all’uso di cartucce di piombo nelle munizioni da caccia.

La cosa ritorna di attualità e vale la pena di commentarla. Durante l’anno c’è stata una mostra molto interessante a Milano di cui riportiamo la presentazione.

Mostra Il piombo dopo lo sparo, 4 dic 2025

Intervistati (Corriere della sera 2 dicembre 25) gli autori sostengono:

L’Organizzazione mondiale della sanità – sottolinea ancora Bassi – ha più volte rimarcato che non esistono soglie sicure di ingestione di residui di piombo. Per questo viene sconsigliata la carne di selvaggina abbattuta con piombo ai bambini sotto i 7 anni, agli anziani, ai fragili che hanno patologie croniche, alle donne in età fertile o in gravidanza». Uno dei pannelli ricorda come già il naturalista Paolo Savi, nel 1786, aveva collegato, pur senza disporre di adeguati supporti scientifici, le morti di germani reali nelle paludi reali all’ingestione di pallini. Oggi che le evidenze scientifiche ci sono, sostengono i curatori della rassegna, appare ancora più forte la contraddizione dell’utilizzo di un materiale di cui è ben nota la tossicità.

Il Regolamento UE 2021/57 è stato recepito, vietando il piombo nelle zone umide dal febbraio 2023, con sanzioni più severe. Ma è in discussione un divieto più ampio e radicale.

Ci sono paesi che hanno GIÀ vietato le cartucce al piombo sia in Europa che in America: la

Danimarca che ha un divieto quasi totale dal 1994, gli Stati Uniti lo hanno dal 1991 per la caccia agli uccelli acquatici, e il Regno Unito (Inghilterra, Scozia, Galles) introdurrà restrizioni significative nel 2026, mentre l’Unione Europea ha vietato l’uso del piombo nelle zone umide* a partire dal 2023, con una proposta di divieto più ampio in discussione.

Non ho tempo per fare una analisi molto approfondita della letteratura, ma mi interessa qui far vedere come ragionano gli interessati ossia i cacciatori.

I cacciatori sostengono che non ci sono prove a sufficienza e per capire come ragionano vi mostro come usano gli articoli scientifici citando ripetutamente questo lavoro, scritto da ricercatori italiani: Environmental research 155 (2017) 36–41

Cominciamo col dire che in questo tipo di valutazioni è importante il potenziale conflitto di interessi degli autori. La rivista scelta è un grande giornale, ma non c’è la dichiarazione di mancanza del conflitto di interessi. Gli autori al contrario scrivono: Siamo grati alla Federazione Italiana Caccia (Federcaccia) per aver reclutato i soggetti e ai cacciatori e non cacciatori che si sono offerti volontari per lo studio. AM e PMM hanno ricevuto compensi di consulenza dal Comitato Nazionale Caccia e Natura (CNCN) per fornire una relazione sui dati della letteratura relativi al piombo nella carne di selvaggina. Il progetto è stato finanziato dal CNCN. Le conclusioni sono quelle degli autori e non dello sponsor.

Non è il massimo per un lavoro scientifico.

Andiamo a vedere le conclusioni e i dati.

Lo scopo di questo studio era misurare i livelli di piombo (Pb) nel sangue (Pb-sangue) nei consumatori di carne di selvaggina, tenendo conto di altre possibili fonti di esposizione al piombo. È stato prelevato un campione di sangue da 95 soggetti ed è stato utilizzato un questionario per raccogliere informazioni generali e dati sul consumo di carne di selvaggina, la caccia, il consumo di vino e altre possibili fonti di esposizione al piombo. Il Pb-sangue è stato misurato mediante spettrometria di massa con plasma accoppiato induttivamente. Il Pb-sangue non è stato influenzato dall’età, dal sesso, dalla residenza in un’area urbana o rurale, dal consumo di carne di selvaggina, dal fumo di tabacco o dagli hobby associati a una potenziale esposizione al piombo, e il Pb-sangue mediano era 1,7 (5°-95° percentile 1,0-5,3) μg/dL e 3,4 (0,9-6,1) μg/dL rispettivamente per chi non consumava carne di selvaggina e per chi la consumava.

Dunque nel sangue di chi mangia selvaggina c’è il doppio di piombo rispetto a chi non la mangia, MA:

Un’analisi di regressione lineare multipla (contenente le covariate sesso, età, caccia, consumo di vino, consumo di carne di selvaggina, fumo di tabacco, poligono di tiro ed esposizione professionale) ha rilevato un’associazione con la caccia (il Pb nel sangue era quasi doppio nei cacciatori) e il consumo di vino (40% in più nei bevitori), ma non con il consumo di carne di selvaggina o altri parametri. Non è stato possibile accertare se il livello più elevato di Pb nel sangue fosse dovuto all’inalazione di fumi di piombo durante il tiro con munizioni al piombo, alla manipolazione di munizioni al piombo o a entrambi.

Il lavoro conclude che nonostante la presenza doppia di piombo nel sangue di chi mangia selvaggina non si può dire che questo dipenda dal cibo, ma potrebbe dipendere da altro; ammette comunque che chi caccia ha più piombo nel sangue ma potrebbe averlo perché respira fumi di piombo o manipola le cartucce. 

Lasciatemi dire che il tutto lascia perplessi; ma non avendo tutti i dati non si può ripetere l’analisi dettagliata.

Ebbene questo lavoro è il massimo che i cacciatori possano presentare alla comunità per difendersi e resistere alla logica richiesta di non diffondere più il piombo nell’ambiente a tonnellate: si stima infatti che i cacciatori depositino al suolo (lo stimano WWF, ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale): ISS (Istituto Superiore di Sanità), ma anche alcune organizzazioni di settore (ESSF, ANPAM)) fra 14.000 e 21.000 tonnellate di pallini di piombo ogni anno sul territorio europeo: quasi 45 grammi/anno per abitante!

L‘effetto è riscontrabile anche negli uccelli e negli animali non cacciati; molte specie hanno effetti marcati di saturnismo e dunque la loro sopravvivenza è messa a rischio a causa di questo metallo che si aggiunge alle altre fonti di inquinamento.

Concludo come avevo intitolato il post di sei anni fa: cacciatori almeno uccideteli senza inquinare.

*Occorre precisare che In base al Regolamento UE 2021/57, entrato in vigore il 15 febbraio 2023, e alla successiva normativa italiana (modifiche alla Legge 157/92), l’uso di munizioni al piombo è vietato non solo nelle zone Ramsar, ma in tutte le zone umide definite come aree di Rete Natura 2000 (SIC e ZPS), riserve naturali e oasi di protezione. IL divieto dunque comprende anche zone come i laghi di Garda e Maggiore che non rientrano neklle cosiddette zone Ramsar.

Consultati:

https://www.ehn.org/lead-ammunition-in-meat

https://en.wikipedia.org/wiki/Lead_poisoning

https://www.corriere.it/animali/biodiversita/25_dicembre_02/ogni-anno-in-europa-2-3-milioni-di-uccelli-muoiono-per-avvelenamento-da-piombo-togliamolo-dalle-cartucce-e4737070-4189-4b2e-b983-ede9cd15fxlk.shtml?refresh_ce

https://www.hunting-log.it/it/article/tossicita-del-piombo-a-chi-dobbiamo-credere

Fai clic per accedere a report_cartucce_avvelenate_last.pdf

https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://static.parcodeltapo.it/pdf/Ferri-Comacchio2024.pdf

https://www.repubblica.it/green-and-blue/2026/03/16/news/piombo_strage_silenziosa-425217158/

Il Bisfenolo A, un rischio per l’ambiente e per la salute

20 marzo, 2026 - 11:15

Diego Tesauro

Negli ultimi tempi è riemerso agli onori dei media un composto il bisfenolo A (BPA). Ma qual è la sua origine? E perché periodicamente è oggetto di notizie riportate nei media?

Il BPA (per la IUPAC 4-[2-(4-idrossifenil)propan-2-il]fenolo) è stato sintetizzato per la prima volta nel 1891 dal chimico russo Aleksandr P. Dianin, dalla reazione del fenolo con l’acetone in presenza di un catalizzatore acido come l’acido cloridrico (figura 1).

Figura 1 Sintesi del bisfenolo

Bisogna attendere però gli anni ’50, in pieno sviluppo delle materie plastiche, quando i chimici della Bayer scoprirono che la reazione del BPA con il fosgene (cloruro di carbonile) produceva una resina dura e trasparente nota come policarbonato (PC) (figura 2). Da allora questo materiale ha assunto un ruolo importante fra i tecnopolimeri. Nel 2019, la domanda globale è stata di circa 4,6 milioni di tonnellate, rappresentando circa l’1% della produzione totale di plastica. Quindi Il PC ricopre una fetta importante dle mercato in quanto può resistere all’esposizione a temperature elevate, per cui può essere utilizzato ad esempio nei forni a microonde, e sopportare impatti ad alta energia, quindi trova applicazione nella costruzione di occhiali protettivi, visiere, caschi per motociclisti e finestre antiproiettile grazie anche alla sua trasparenza. Inoltre il policarbonato è presente nei dispositivi medici come le macchine cuore-polmone, incubatrici, reni artificiali (emodializzatori).

Figura 2 Sintesi del policarbonato

Inoltre il BPA è alla base delle resine epossidiche. Queste resine trovano impiego nella realizzazione di materiali compositi avanzati, ottenuti mediante la combinazione della resina con fibre.  La sintesi di resine epossidiche avviene in due fasi: la formazione dei monomeri (figura 3) e la polimerizzazione (figura 4).

Figura 3 Nella prima reazione avviene la formazione del monomero con reazione tra il bisfenolo A e la epicloroidrina; Nella seconda reazione catalizzata dall’idrossido di sodio si ha la formazione del monomero funzionale.

Figura 4 Il monomero diglidicidilestere del bisfenolo A, reagendo con ulteriore bisfenolo A, dà luogo alla polimerizzazione della resina epossidica

Le resine epossidiche sono presenti nei rivestimenti protettivi, come le superfici interne delle lattine dove il BPA aiuta a prolungare la durata dei prodotti alimentari e delle bevande.

In questo scenario il BPA sembrerebbe avere delle applicazioni e delle proprietà assolutamente positivo, ma in realtà già negli anni 30 cominciavano a venire fuori le prime evidenze del ruolo estrogenico del composto sui ratti [1]. L’importanza del suo comportamento estrogenico riemerse quando, studiando l’azione degli estrogeni nei primi anni ’90, David Feldman e il suo team rimasero sorpresi nel vedere l’attività estrogenica svilupparsi in colture di lievito senza aggiunta di ormoni o precursori. Dopo una serie di esperimenti, i ricercatori scoprirono che l’attività estrogenica non proveniva dal lievito che stavano testando, ma piuttosto dalle fiasche in PC che stavano utilizzando per coltivare il lievito. Il policarbonato rilasciava il BPA!

Successivamente è stato scoperto che il BPA può essere rilasciato, non solo dalle plastiche, ma anche dalle resine presenti nelle lattine. Diverse condizioni sembrano facilitare il processo di rilascio, tra cui la degradazione fotochimica, l’esposizione a temperature elevate, la presenza di etanolo e l’invecchiamento della plastica o della resina. Però sembrerebbe che in realtà il BPA libero non polimerizzato potrebbe essere già presente nelle plastiche e nelle resine. Ora il BPA è moderatamente solubile in acqua, con concentrazioni comprese tra 120 e 300 mg/L a temperatura ambiente, e presenta un’elevata solubilità in soluzioni alcaline, etanolo e acetone. A causa della sua bassa solubilità in acqua, del basso coefficiente di ripartizione ottanolo-acqua (quindi delle sue proprietà idrofobiche) e dell’elevato coefficiente di ripartizione suolo-acqua (log Koc), del punto di fusione e della pressione di vapore, nonché della sua elevata emivita nei sedimenti e nei terreni, il BPA rilasciato dalla matrice plastica migra nell’ambiente, dove si bioaccumula e si biomagnifica lungo le catene trofiche. Nel 2010 l’EPA degli Stati Uniti ha riportato che 454 t di BPA sono stati rilasciati ogni anno negli ecosistemi ambientali, inclusi suolo, fiumi, laghi e oceani. Le principali vie di contaminazione ambientale includono la lisciviazione dalle discariche e il rilascio dalle reti idriche municipali, come quelle associate agli impianti di trattamento delle acque reflue e alle cartiere. Negli oceani, una fonte importante di BPA è l’inquinamento da plastica. L’acqua marina accelera la degradazione delle plastiche contenenti BPA, si genera così un ciclo biogeochimico (figura 5).

Figura 5 Rilascio e mobilità del BPA nell’ambiente e processi di bioconcentrazione, bioaccumulo e biomagnificazione del BPA. (Elsevier copyright)

Ora la presenza ubiquitaria di questa molecola è allarmante; pertanto che effetto ha sulla biosfera? Sulla base dei risultati delle proprietà estrogeniche, dagli anni ’90, proprio perché interferente endocrino, numerosi studi hanno determinato che sia l’esposizione ad alti sia a bassi livelli di BPA può influenzare negativamente la riproduzione e lo sviluppo negli animali. Nel vasto corpus di letteratura scientifica si possono citare gli effetti sui girini Xenopus laevis che, dopo esposizione a BPA e 17β-estradiolo (E2), durante lo sviluppo larvale, è risultato alterato il normale rapporto tra i sessi a favore delle femmine a seconda delle concentrazioni di BPA aggiunte [2]. Inoltre il BPA riduce la fecondità e inibisce la riproduzione, con effetti misurabili nel corso di diverse generazioni del Pimephales promelas (pesce testa di morto) provocando l’aumento della vitellogenina (una proteina del tuorlo d’uovo) nel plasma dei maschi [3]. Il BPA esercita effetti sul comportamento sessuale negli animali. Ad esempio, uno studio ha messo in luce come i topi femmina sani (Peromyscus maniculatus) evitano i maschi che erano stati esposti al BPA attraverso la dieta materna; inoltre, i maschi, esteriormente normali nell’aspetto, mostravano disturbi nei comportamenti di navigazione e esplorazione, che compromettono la loro capacità di trovare femmine con cui accoppiarsi [4].

Se questi esempi riguardano la fauna, gli studi sono stati estesi all’uomo riscontrando che il BPA attraversa la barriera placentare ed è stata riscontrata la sua presenza nel siero materno e fetale umano. Qualche anno fa tutti i potenziali effetti sono stati oggetto di una review che in letteratura identifica come il BPA legandosi ai recettori degli estrogeni, influenza sia il peso corporeo che la tumorigenesi [5]. Il BPA può anche influenzare il metabolismo e la progressione del cancro, interagendo con GPR30, noto anche come GPER1 (G protein-coupled estrogen receptor 1), un recettore transmembrana che media i rapidi effetti non genomici degli estrogeni, in particolare l’estradiolo. In questo modo può compromettere la funzione riproduttiva maschile, legandosi ai recettori degli androgeni. Diversi fattori di trascrizione sono coinvolti nell’azione del BPA sull’omeostasi del grasso e del fegato, sul sistema cardiovascolare. Infine, cambiamenti epigenetici, come la metilazione del DNA, la modificazione degli istoni e i cambiamenti nell’espressione dei microRNA, contribuiscono ai suoi effetti patologici.

Pertanto vastissima è la letteratura e gli articoli pubblicati ricoprono un po’ tutte le problematiche relative al BPA (figura 6).

Figura 6 Articoli pubblicati sull’argomento che ricoprono tutti gli aspetti della presenza del BPA nelle matrici ambientali, della biodegradazione e della tossicità verso tutte le specie vegetali ed animali, ma soprattutto verso l’uomo (Elsevier copyright)  

Insomma, anche se è difficile che si possa trarre una conclusione definitiva sulla tossicità di questo composto, un principio di precauzione è assolutamente necessario. Le prime valutazioni del rischio risalgono a 20 anni fa e già dal 2011 sono presenti alcuni divieti soprattutto per i prodotti per l’infanzia come biberon, ciucci ecc… E’ comprensibile come gli effetti di una sostanza interferente endocrino abbia maggiore impatto sui neonati. Nel 2015 gli esperti dell’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) hanno ridotto la soglia giornaliera tollerabile (DGT) per il BPA da 50 µg per Kg di peso corporeo al giorno a 4 µg/kg. Inoltre dal 2017 il BPA è classificato come sostanza estremamente preoccupante (SVHC) dall’Agenzia europea delle sostanze chimiche (European Chemicals Agency, ECHA). Su questa base l’UE ha limitato la presenza nell’acqua potabile a 2.5 µg/L con la direttiva 2020/2184 in vigore da gennaio 2026. Anche L’EFSA alla luce dell’ultima valutazione del rischio [6], essendo Il suo parere scientifico orientativo sul BPA, ha spinto il 19 dicembre 2024 la Commissione europea ad introdurre il divieto di usare il BPA nei materiali a contatto con gli alimenti, essendo come già riportato, presente nelle resine epossidiche presenti nelle lattine e nelle scatolette. La Commissione europea e i rappresentanti degli Stati membri, sono responsabili ora della definizione dei limiti alla quantità che può migrare dagli imballaggi alimentari agli alimenti. Si impone quindi una legislazione urgente che possa porre dei limiti e monitorare negli alimenti la presenza del BPA.

Riferimenti

[1 ]E. C. Dodds and Wilfrid Lawson, “Synthetic Oestrogenic Agents without the Phenanthrene Nucleus”, Nature, 1936, 137, 996 (https://www.nature.com/articles/137996a0).

 [2] G. Levy et al.  Bisphenol A induces feminization in Xenopus laevis tadpoles” Environ Res . 2004, 94(1), 102-111. doi: 10.1016/s0013-9351(03)00086-0

[3] P. Sohoni et al.  “Reproductive effects of long-term exposure to Bisphenol A in the fathead minnow (Pimephales promelas)” Environ Sci Technol . 2001, 35(14), 2917-2925. doi: 10.1021/es000198n.

[4] E. Jašarević et al. “Sex and dose-dependent effects of developmental exposure to bisphenol A on anxiety and spatial learning in deer mice (Peromyscus maniculatus bairdii) offspring” Horm Behav2013, 63(1), 180-189. doi: 10.1016/j.yhbeh.2012.09.009

[5] I. Cimmino et al.Potential Mechanisms of Bisphenol A (BPA) Contributing to Human Disease” Int J Mol Sci 2020, 21(16), 5761. doi: 10.3390/ijms21165761.

[6] EFSA Panel on Food Contact Materials, Enzymes and Processing Aids “Re-evaluation of the risks to public health related to the presence of bisphenol A (BPA) in foodstuffs” https://doi.org/10.2903/j.efsa.2023.6857

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